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Convenzione sui diritti delle persone con disabilità

Colmando una lacuna nel diritto internazionale, tutela i diritti dei 650 milioni di persone e rappresenta il primo grande trattato sui diritti umani del 21mo secolo. 

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

Art. 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Art.2
1) Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
2) Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità
Art.3
“Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona”
Art.4
“Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma”
Art.5
“Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizioni crudeli, inumani o degradanti”
Art.6
Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica
Art.7
Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione
Art.8
Ogni individuo ha diritto ad un’effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge
Art.9
Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato
Art.10
Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri nonché della fondatezza di ogni accusa penale gli venga rivolta
Art.11
1) Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa.
2) Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetuato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà deI pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso
Art.12
Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni
Art.13
1) Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
2) Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese
Art.14
1 ) Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.
2) Questo diritto non potrà essere invocato qualora l’individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite
Art.15
1) Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.
2) Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza
Art.16
1) Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all’atto del suo scioglimento.
2) Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
3) La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato
Art.17
1) Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà sua personale o in comune con altri.
2) Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà
Art.18
Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti
Art.19
Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere
Art.20
1) Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.
2) Nessuno può essere costretto a far parte di un’associazione
Art.21
1) Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.
2) Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio paese.
3) La volontà popolare è il fondamento dell’autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione
Art.22
Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità
Art.23
1) Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
2) Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
3) Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale
4) Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi
Art.24
Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite
Art.25
1) Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.
2) La maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale
Art.26
1) Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito
2) L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace
3) I genitori hanno diritto di priorità nella scelta di istruzione da impartire ai loro figli
 
Art.27
1) Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici
2) Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore
Art.28
Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e la libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati
Art.29
1) Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità
2) Nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e della libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica
3) Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e i principi delle Nazioni Unite
Art.30
Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti e delle libertà in essa enunciati
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mauro Saviola: una vita per il legno

 Si è spento ieri a Milano, l’industriale viadanese noto per il suo impegno ambientale. Imprenditore e uomo esemplare, aveva creato un impero del Pannello Truciolare grazie al riciclo del legno, che recuperava in tutta Italia salvando 10mila alberi al giorno. Una storia, la sua di grande tenacia e passione.

Ha fatto della produzione del pannello truciolare il suo mondo. Ma al momento di recarsi al lavoro, non era al legno da produrre che pensava. Pensava a quello da recuperare. A quello da salvare. In tutti i giorni della sua vita, Mauro Saviola ha risparmiato una foresta dall’abbattimento, riciclando legno usato per realizzare i suoi pannelli. Diecimila alberi al giorno. E ora che a soli 70 anni se n’è andato, ieri sera a Milano, sembra ancora più naturale affermare come non sia affatto vero che un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce. Non questa volta, almeno: gli oltre 44 milioni di alberi rimasti in piedi grazie all’intuizione produttiva di Mauro Saviola fanno, al contrario, un gran rumore. Perché raccontano al mondo come sia possibile edificare un impero economico senza violentare la natura. Come sia possibile, per gli uomini, concretizzare le proprie idee e le proprie passioni.
La passione di Mauro Saviola era il legno: un amore enorme, profondo, quasi viscerale. A chi gliene chiedeva la ragione rispondeva sempre allo stesso modo: “Io sono nato in un pioppo”. Con quel sorriso disarmante che gli permetteva di dialogare indifferentemente con uomini di ogni levatura e cultura, operai e dirigenti, accademici, scienziati e giornalisti, persino – nello scorso ottobre – Premi Nobel in visita nei suoi stabilimenti di Viadana, quartier generale di un colosso che ha raggiunto, dal 1962 ad oggi, numeri da record: 16 stabilimenti in vari paesi del mondo, 1650 dipendenti, oltre 800 milioni di fatturato l’anno.
Mentre lui aveva ricevuto gratifiche e riconoscimenti importanti: Accademico dei Georgofili, Onorificenza di Grand’Ufficiale conferitagli dal Presidente della Repubblica.  Aveva conosciuto i grandi e i potenti, ma non aveva mai lasciato la sua Viadana, le sue tradizioni semplici, gli affetti della famiglia e di tutta una terra che lo ricambiava con dedizione sincera. Era rimasto un uomo semplice, che adorava spiegare di persona gli impianti e i meccanismi di quel colosso del pannello truciolare che aveva creato: il Gruppo Mauro Saviola, luogo in cui il legno vecchio raccolto in tutta Italia e mezza Europa da oltre 175 camion viene depurato, tritato e ricompattato in pannelli. Del legno conosceva ogni piega ed ogni segreto. Lì era cominciata tutta la sua vita, fin da quando, a 11 anni, era apprendista falegname nella bottega del padre, Alfredo, ebanista nei tempi durissimi del dopoguerra. Un imprinting rivelatosi prezioso. Quando il progresso sorpasserà via via ogni attività intrapresa dai Saviola, dai manici di scopa con l’aspirapolvere prima, alla distribuzione di materiale da ardere sostituita dall’avvento della stufa elettrica poi, Mauro ripartirà proprio da lì: dal legno. Accumulato nei suoi magazzini e da smaltire. Da ritrasformare in nuovo legno e nuovi mobili. “Perché il legno non muore mai – diceva – è un movimento senza fine”.
La folgorazione arriva durante un viaggio in Germania: Mauro Saviola vede un impianto che sbriciola i rami e pressa i trucioli. Capisce che questo è il futuro, lo compra grazie anche all’aiuto di parenti e di banche e dà il via alla sua avventura. Siamo nei primi anni ‘60, la sfida è enorme, pionieristica, nessuno lo segue, ma Mauro Saviola non demorde e dopo numerose esperienze nasce il Pannello Ecologico, l’unico al mondo a non utilizzare neppure un grammo di legno vergine. L’unico fatto di legno senza abbattere gli alberi. E più avanti anche con colle non inquinanti, prodotte dallo stesso Gruppo Saviola, che Mauro Saviola volle dotare, nel 1973, di specifici stabilimenti chimici, la Sadepan Chimica.
Ora, quattro decenni e numerosi successi dopo, ora che il Gruppo che porta il suo nome è identificato come leader mondiale nel campo del riciclo del legno, esempio ovunque riconosciuto di ecotecnologia, Mauro Saviola se n’è andato. Improvvisamente e senza avvertire. Ma lascia, ai figli Alessandro e Alfredo, alla grande famiglia allargata dei tanti collaboratori e di quanti lo hanno conosciuto, l’eredità più importante: il percorso tracciato dalla sua storia di uomo e di imprenditore, netto e senza incertezze, proprio come quelle fila di pioppi tra le quali era nato.
Viadana, 14 gennaio 2009
Ufficio Stampa

 

 

 

Foresta Madre /Africa/Sviluppo Sostenibile
di Esoh Elamé

 
 
 
 
 
 
 

 

Docente di Geografia, Intercultura,  Sviluppo sostenibile all’Università Ca’ Foscari di Venezia, Esoh Elamé ha scritto Foresta Madre/ Approccio interculturale e Africa Nera.

Esoh Elamé  a Tg1/Fà la cosa giusta martedì 18 marzo 2008

Foresta Madre

Responsabilità ambientale, efficacia economica e solidarietà sociale non bastano a garantire la sostenibilità dei processi di sviluppo. È necessario non negare o sottovalutare la specificità di ogni cultura. Il caso della gestione forestale nell’Africa subsahariana.Secondo il rapporto Brundtland (1987, Gro Harem Brundtland era presidente della Commissione mondiale per ambiente e sviluppo), sostenibile è «uno sviluppo che consente alle generazioni presenti di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i loro». Lo sviluppo sostenibile si basa su tre pilastri che devono interagire armoniosamente: solidarietà sociale, efficacia economica e responsabilità ecologica.

Se l’approccio sostenibile ha favorito l’integrazione della tematica ambientale nelle strategie di sviluppo, restano da chiarire le interazioni sistematiche tra ambiente e cultura/intercultura, economia e cultura/intercultura, e tra sviluppo e cultura/intercultura. Nell’architettura attuale dello sviluppo non c’è considerazione della diversità culturale e delle relazioni interculturali. I principali obiettivi dello sviluppo sostenibile sono la protezione dell’ambiente e la lotta contro la povertà, ma non si tiene conto che esistono diverse rappresentazioni socioculturali dell’ambiente e della povertà.

Una tale impostazione dello sviluppo nella realtà africana, per esempio, non può che dare risultati deludenti, perché il sistema di pensare nero-africano è strutturato con altri principi, tempistiche e logiche di priorità. È un sistema dove il mondo visibile e invisibile convivono in armonia e sono indissociabili. Così, quando si parla di generazioni, lo sviluppo sostenibile si riferisce a quelle presenti e future, mentre il modello africano guarda prima alle generazioni passate («perché i morti non sono morti»), poi a quelle presenti e future.

Il modo di pensare lo sviluppo sostenibile nella sua impostazione attuale è troppo occidentale. Favorisce solo l’assimilazione della percezione occidentale del mondo e del futuro dell’umanità, piuttosto che fare emergere le specificità di ogni civiltà. Invece, il carattere multiculturale della società odierna ci richiama ad aderire a una visione dello sviluppo che tenga conto di tutti i sistemi di pensiero.

Siamo convinti che lo sviluppo sostenibile abbia bisogno di un quarto pilastro: quello culturale e interculturale. Ciò ci permetterebbe di trovare nuove soluzioni alle questioni sociali, ecologiche ed economiche delle nostre società. Serve, insomma, una interculturalizzazione dello sviluppo sostenibile. Anche perché la negazione delle identità culturali nel processo di sviluppo è un crimine contro lo sviluppo.

Spazio sacro

Per chiarire ulteriormente questi concetti, prendiamo il tema della gestione delle foreste nell’Africa subsahariana. L’Africa dispone di una foresta dei grandi primati che attraversa Camerun, Repubblica Centrafricana, Guinea Equatoriale, Gabon, Congo-Brazzaville e Repubblica Democratica del Congo. In passato, la foresta si estendeva dal Senegal all’Uganda. Secondo i dati della Fao, l’Africa è seconda al mondo per perdita netta delle foreste. Se i fattori che sono alla base della deforestazione sono molteplici e tra loro connessi – povertà, crescita demografica, urbanizzazione, processi di sviluppo economico –, incontestabilmente il disboscamento per fini industriali resta la causa principale.

Oggi, le politiche di gestione forestale obbediscono ai modelli e alle rappresentazioni dello spazio forestale così come lo percepisce l’Occidente. Non si tiene conto del sapere-fare locale, delle tradizioni secolari delle popolazioni autoctone, della dimensione etno-culturale con forte declinazione spirituale. Nelle culture nero-africane le foreste, prima di essere percepite come spazi naturali, assumono funzioni culturali attraverso gli elementi che le costituiscono. È loro riconosciuta una dimensione materiale e immateriale: spazio di rielaborazione e di consolidamento delle credenze religiose, le foreste sono teatro di riti e prassi delle religioni tradizionali africane. Alcune foreste sono domicilio delle divinità. Altre sono cimiteri dei capi tradizionali, di alti dignitari, notabili e, a volte, di singole persone, come nel caso dei pigmei aka della Repubblica Centrafricana o dei baka di Dimpam in Camerun. Tra questi ultimi, il defunto è seppellito nell’accampamento e la comunità abbandona definitivamente questo spazio, affinché lo spirito del defunto possa rigenerarsi nella foresta. Il luogo diventa simbolico, sacro e ricco di storia. La sparizione di queste foreste può essere considerata come simbolo di rottura con le proprie origini, con la comunità di appartenenza e con gli antenati.

In Benin, esistono foreste spirituali – intese come l’insieme delle foreste sacre che ospitano molti “vudù”(divinità) – dove avvengono rituali specifici. Tali foreste (Sakpata Xevioso, Dan, Aydoxwedo, Legba, Monlou, Hoho, Lissa, ecc.) si chiamano “vodounzoun” (in lingua fon, “foreste delle divinità”) e sono luoghi di benedizione o d’intronizzazione dei re.

Nelle foreste sacre, gli alberi hanno valenze diverse. L’iroko (Milicia excelsa) riveste per alcune comunità funzioni di protezione magico-religiosa e di pianta medicinale. In Benin, l’iroko è la prima specie deificata e si pensa che accolga alcune divinità. Talora i villaggi sorgono in prossimità di un albero di iroko, che rappresenta l’antenato fondatore. Anche il baobab (Adansonia digitata) occupa un posto significativo: alcune comunità ne usano le foglie, i frutti, i grani, i bulbi e le radici per cerimonie magico-religiose, per ricavarne medicine e per l’alimentazione.

Intorno al moabi, l’albero più alto delle foreste africane (può raggiungere i 70 metri), i pigmei e i bantu delle foreste camerunesi hanno sviluppato credenze, miti, tradizioni e costumi. Il moabi può vivere 2.500 anni e, per questo, è considerato il testamento delle generazioni passate alle comunità di oggi. Esso è anche il luogo-simbolo dove risolvere i conflitti comunitari. Con le radici, la corteccia e le foglie si curano le malattie.

Tra gli alberi sacri c’è anche l’albero di cola. La noce di cola – simbolo di ospitalità, amicizia, rispetto, sapienza e solidarietà – è usata nelle pratiche tradizionali in occasione di fidanzamenti, matrimoni, nascite, attribuzione del cognome al neonato, cerimonie funebri, intronizzazione di capi, ecc… In molti paesi africani, una volta offerta l’acqua da bere a un ospite, gli si offre la noce di cola come segno di benvenuto.

Comunità locali

Dunque, le foreste svolgono una funzione indispensabile per la sopravvivenza della diversità culturale e del patrimonio materiale e immateriale nero-africano. E molte foreste sono sopravvissute proprio perché si è tramandato un modello di conservazione e protezione legato al sacro e al timore del sacro. È perciò importante impostare la gestione forestale nell’Africa nera, avendo chiaro che cosa significa “foresta” per le comunità. Le soluzioni da proporre sono tante e riguardano vari ambiti. Ci limitiamo a presentarne quattro.

1 – Imporre la certificazione ambientale e culturale. La crescente attenzione verso la gestione sostenibile delle foreste deve condurre a sviluppare marchi ecologici (eco-label) che tengano conto degli aspetti culturali. Serve un’accezione della certificazione forestale sostenibile, che fornisca non solo la prova che la foresta è gestita in maniera conforme a standard ambientali, sociali ed economici riconosciuti a livello internazionale, ma anche che rispetti la dimensione culturale che le popolazioni autoctone attribuiscono alle foreste. Le popolazioni autoctone devono partecipare al processo di gestione e alla rintracciabilità dei prodotti. Devono attestare la responsabilità sociale dell’impresa nel processo di valorizzazione della loro identità culturale.

2 – Fare un inventario delle foreste e dei boschi sacri, con criteri antropologici e magico-religiosi, coinvolgendo le popolazioni autoctone e le loro rappresentanze tradizionali.

3 – Attuare a livello nazionale, africano e mondiale programmi di conservazione e valorizzazione dei boschi sacri come siti culturali sensibili di grande importanza ecologica in ragione della loro biodiversità. Sarebbe utile che ogni paese africano disponesse di una politica locale di conservazione e valorizzazione dei propri boschi sacri. L’inserimento di queste foreste nell’elenco del patrimonio mondiale dell’Unesco dovrebbe essere l’obiettivo di ogni stato africano. Le foreste di Kaya (Kenya) – salvaguardate e utilizzate tradizionalmente da nove comunità autoctone – possono essere considerate un esempio di valorizzazione.

4 – Insegnare nelle scuole, nell’ambito del decennio delle Nazioni Unite sull’educazione allo sviluppo sostenibile, le conoscenze e i saper-fare tradizionali legati alla dimensione culturale delle foreste.

Per contribuire a sviluppare questi quattro punti, le organizzazioni ambientaliste, quelle della cooperazione internazionale, i governi occidentali e le istituzioni internazionali dovrebbero incoraggiare i governi africani a elaborare leggi, strategie e programmi di conservazione e riabilitazione dei boschi sacri. In questo contesto, vanno finanziati micro-progetti rivolti alle comunità locali, affinché riabilitino le loro strutture tradizionali, salvaguardino i loro boschi sacri e sviluppino attività di eco-turismo e di commercio equo e solidale legate allo sfruttamento sostenibile dei beni non legnosi delle foreste.

* Docente di geografia al SSIS dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e di didattica interculturale all’Accademia delle belli Arti di Venezia. Senior expert per gli enti locali in ingegneria di progetti europei e sulle problematiche interculturali.